Lo storytelling fa parte di noi ed è sempre più presente nella quotidianità dei brand, che lo hanno preso e adattato alle proprie strategie, trasformandolo in uno strumento utilissimo e senza eguali.

Come ogni cosa, però, evolve e muta. La comunicazione è passata dal racconto del prodotto a quello del brand, ma cosa ha fatto scattare il cambiamento e perché vale la pena parlarne?

Le cause del cambiamento: quali e quante?

Basta guardarsi intorno, sugli shop online o in qualunque negozio fisico, per capire che sono cambiate tante cose nel modo di presentarsi ai possibili acquirenti. Lo storytelling di marca, così come tutti noi, ha attraversato numerosi cambiamenti, che hanno colpito profondamente la nostra società:

  • La globalizzazione, cioè l’allargamento dei mercati, che da locali diventano globali.
  • Trasformazione culturale all’interno della società stessa: nuovi valori, nuovi eroi ed eroine, e nuove caratteristiche che i prodotti devono avere.
  • A ciò si collega anche il cambiamento degli usi e dei costumi delle persone in generale.
  • Il potere acquisito dai nuovi media, non è da sottovalutare: social media, realtà aumentata, streaming, le nuove tecnologie sono oggi centrali, e ognuna presenta toni di voce e modalità di reach differenti.
  • Specializzazione dell’offerta: la personificazione ha preso il sopravvento, tanto che la produzione di massa ha subito un’ulteriore frenata.

Ma se volessimo ricostruire che cosa è accaduto? Doppiamo partire dall’inizio.

Dall’era della disponibilità, a quella dell’informazione

L’era della disponibilità è quella in cui hanno vissuto i nostri nonni: qui si acquistava ciò che era disponibile. Sono stati loro i primi veri consumatori, caratterizzati dalla volontà di comprare senza grandi pretese, se non seguendo il buon vecchio rapporto qualità-prezzo.

Successivamente, si è passati all’età di mezzo: l’era della fedeltà. La marca qui spadroneggiava: i nostri genitori seguivano ogni passo compiuto da un brand ben preciso, che avevano scelto e incoronato come “il migliore”. Scelte che valevano per la vita, e che il passaparola dei leader d’opinione rendeva popolari.

Infine, eccoci alla contemporaneità, e a noi: consumatori attenti, selettivi, quasi cinici davanti ai brand, in un rapporto amor et odi perenne. Viviamo nell’epoca dell’informazione: guardiamo alle etichette come libretti di istruzioni e, se manca un dettaglio per noi essenziale, scartiamo il tutto a prescindere.

La sfida per i brand diventa complessa e richiede una narrazione di sé e dei propri prodotti completamente rivisitata. È qui che interviene il caro vecchio Storytelling, che, evolvendosi, ha aiutato e aiuta i brand con nuove modalità di narrazione, sempre più innovative e peculiari.

A cosa pensare quando si fa storytelling?

Incantare le persone con racconti unici e personalizzati è lo scopo principale dello storytelling. Ma cosa accomuna gli esseri umani, tra loro diversi e tutti centrati su sé stessi?

I 5 sensi.

Tutti noi abbiamo in comune una struttura corporea che ci permette, salvo in alcuni casi, di toccare, annusare, assaggiare, vedere e sentire ciò che ci circonda.

Così i brand hanno fatto proprie le sensorialità, applicandole ai racconti: croccante, morbido, extra fine. Oppure le sonorità: lo schiocco, lo spezzettare. Il tatto con texture descritte nei dettagli, così come le promesse su delle sensazioni di relax, piacere o brio che il prodotto può dare. I nuovi claim parlano alle persone risvegliando le loro sensazioni più intime e umane!

Non solo. Oggi più che mai entra in gioco la sostenibilità. Una parola che vuol dire tanto e nulla allo stesso tempo. Etica, ambiente, responsabilità sociale sono temi che oggi hanno un forte impatto sui consumatori più giovani e attenti. C’è chi li fa propri e chi li conosce solo superficialmente: in ogni caso, sono caratteristiche destinate a restare nella società odierna.

Quindi, come raccontarsi, oggi?

La risposta più semplice a questa domanda è: usando il cuore e restano umani.

  • Parla ai consumatori guardandoli prima come persone e solo dopo come acquirenti
  • Pensa a quello che provano, ai loro desideri, alle loro paure, alla vita che conducono tutti i giorni
  • Esci dall’immagine del consumatore che agisce senza essere condizionato da altri agenti esterni, e avvicinali a lui, con l’intento di creare una relazione il più intima possibile

In questo modo, non solo otterrai nuovi clienti, ma formerai una comunità di persone, unite sotto gli stessi interessi, valori, e sensazioni, che non solo acquisteranno i vostri prodotti, ma ti sosterranno nei progetti futuri, anche grazie al potere dei social media.

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L'autrice

Elizabeth Gelfi

Storyteller Progetto storie aziendali: mi occupo di narrazione di impresa e incoraggio i brand ad essere unici. Lo faccio con semplicità, scovando i punti di forza e valorizzandoli con le parole. Lavoro a strategie di comunicazione, testi SEO per il sito web e al racconto anche sui social media. Mi immergo, comprendo, smuovo e tiro fuori tutto ciò che è ancora inespresso. Sono la mamma di Tramemotive.

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